- Guarda che non sarà per nulla divertente, parlare con me, lo so già.
- È una cosa che ti ha detto qualcuno? Che parlare con te non è divertente?
- No. Nessuno in particolare.
- Allora di cosa ti preoccupi?
- Ogni tanto mi dicono che non sono molto allegra.
- Senti, la nostra vita non è che si possa dividere semplicemente un due, allegra o triste. Fra questi due estremi c’è tutta una serie di sfumature. Una persona equilibrata riconosce e cerca di capire la gradazione di queste sfumature. E per acquisire equilibrio mentale sono necessari tempo e sforzo adeguati. Io non credo che tu abbia un carattere triste.
- Però sono timida.
- No, ti sbagli. Le ragazze timide non se ne vanno da sole in giro per la città in piena notte. Tu qui sei venuta a cercare qualcosa. È così, no? 
- Qui? Cosa vuoi dire? 
- In un luogo diverso da quelli che frequenti di solito, fuori d tuo territorio.
- E cosa avrei trovato? Qui?
- Io perlomeno correi vederti di nuovo e parlare ancora con te. È quello che desidero.

(dialogo tra Mari e Takahashi, After Dark - Haruki Murakami) (at The Sheltering Sky - Ryuichi Sakamoto 🎶)

- Guarda che non sarà per nulla divertente, parlare con me, lo so già.
- È una cosa che ti ha detto qualcuno? Che parlare con te non è divertente?
- No. Nessuno in particolare.
- Allora di cosa ti preoccupi?
- Ogni tanto mi dicono che non sono molto allegra.
- Senti, la nostra vita non è che si possa dividere semplicemente un due, allegra o triste. Fra questi due estremi c’è tutta una serie di sfumature. Una persona equilibrata riconosce e cerca di capire la gradazione di queste sfumature. E per acquisire equilibrio mentale sono necessari tempo e sforzo adeguati. Io non credo che tu abbia un carattere triste.
- Però sono timida.
- No, ti sbagli. Le ragazze timide non se ne vanno da sole in giro per la città in piena notte. Tu qui sei venuta a cercare qualcosa. È così, no?
- Qui? Cosa vuoi dire?
- In un luogo diverso da quelli che frequenti di solito, fuori d tuo territorio.
- E cosa avrei trovato? Qui?
- Io perlomeno correi vederti di nuovo e parlare ancora con te. È quello che desidero.

(dialogo tra Mari e Takahashi, After Dark - Haruki Murakami) (at The Sheltering Sky - Ryuichi Sakamoto 🎶)

DAI DAI DAI MI PIASCE!

 1. Come si chiama il tuo migliore amico? Edgar Allan Poe

2. Di che colore è il tuo reggiseno adesso? Bordeaux
3. Cosa stai ascoltando adesso? Roberto Recchioni che parla
4. Qual’è il tuo numero preferito? Non credo di averlo
5. L’ultima cosa che hai mangiato? patatine
6. Se tu fossi un pastello, quale sarebbe il tuo colore? nero
7. Cosa stai indossando adesso? un maglione nero, una canotta nera, una gonna nera, delle calze bordeaux, anfibi neri (eleganza lev. Coco Chanel)
8. L’ultima persona con cui hai parlato a telefono? amica
9. La prima cosa che noti nel sesso opposto? il disagio
10. Qualcuno a cui tieni significativamente? c’è
11. Programma TV preferito? qualcuno su Sky Arte, penso
12. Hai fratelli? uno
13. Altezza? centosettantatre centrimetri di demenza
14. Colore dei capelli? castani con punte bordeaux
15. Colore degli occhi? miele/nocciola/boh
16. Porti le lenti a contatto? no
17. Vacanza preferita? Non mi piacciono le vacanze
18. Mese preferito? non ce l’ho
19. Hai mai pianto per nessun motivo in particolare? non si piange mai senza motivo
20. L’ultimo film che hai visto? ennesima volta l’Alice di Burton
21. Giorno dell’anno preferito? ma che cazzo ne so?
22. Saresti timido nel chiedere a qualcuno di uscire? Ci mancherebbe, ovvio!
23. Sai fare la verticale senza usare il muro? non ci provo da un po’…
24. Abbracci o baci? sono economica in entrambe le forme d’affetto
25. Cioccolata o vaniglia? Cioccolata fondente
26. Vorresti che un tuo amico ti facesse queste domande? boh
27. Chi sarebbe il primo a rispondere ad un tuo sms? questo test fa schifo
28. Chi sarebbe l’ultimo a rispondere ad un tuo sms? quindi sono ebete a farlo
29. Che libri stai leggendo? “After Dark” di Murakami, “Tim Burton racconta Tim Burton” e “L’interpretazione dei sogni” di Freud
30. Piercings? tendo al diventare un colabrodo
31. Film preferiti? non lo so
32. Squadra di calcio preferita? Druga forevah
33. Cosa stai facendo adesso? Il test mentre Recchioni risponde alle domande dei miei colleghi
34. Popcorn salati, col burro o glassa? salati, se no che schifo!
37. Cani o gatti? Cosa? Se ne ho? Un cano.
38. Fiore preferito? L’orchidio
39. Sei mai stato scoperto mentre facevi qualcosa che non avresti dovuto? non mi sovviene in mente niente
40. Hai mai avuto un amico del sesso opposto? sì
41. Hai mai amato qualcuno? penso…
42. Chi ti piacerebbe vedere ora? nonna Melina ma mi sa che non è possibile
43. Sei ancora in contatto dei compagni di scuola materna? ma manco con quelli dell’università
44. Hai mai usato una pistola? sì, quella di mia mamma 
45. Ti piace viaggiare in aereo? sì
46. Che mano usi per scrivere? la destra
47. Con quanti cuscini dormi? due o tre
48. Ti manca qualcuno? non l’ho ancora capito
49. Tatuaggi? no
50. Ti piacerebbe andare ad un appuntamento con qualcuno che sta su Tumblr? no
51. Sei vergine? me ne dispiacerei, nel caso
52. Bevi? no, voglio morire disidratata
53. Fumi? sì
54. Per quanti anni vieni scambiato? EH?
55. Hai tatuaggi? Di nuovo?
56. Hai qualche piercing? Ancora?
57. Si può dimenticare una persona del tutto? Ma perché?
58. l’esperienza più traumatica? quella che non racconterò mai a nessuno
59. Un fatto sulla tua personalità? Che non ne ho una sola
60. Quello che odi di più di te stesso? me stessa
61. Quello che ti piace di più di te stesso? me stessa
62. Il tuo rapporto con i tuoi genitori? contingente
63. Una descrizione della ragazza / ragazzo che ti piace? non mi caga
64. Quello che odio di più di scuola? che ci sono troppi radical chic, finti anticonformisti intellettualoidi hipster dimmerda
65. Che cosa dice il tuo ultimo messaggio di testo? mi scoccio a controllare
66. Una delle tue insicurezze? non sono sicura di star vivendo
67. il tuo gelato preferito? cioccolato fondente
68. Dove vorresti essere in questo momento? a letto
69. hai mai guardato un porno? sì
70. Credi nell’amore a prima vista? non lo so
71. Qual è il messaggio più tenero che hai mai ricevuto? tipo “sei tenerissima” o una cosa del genere
72. Hai una migliore amica? ognuna è adatta a un momento
73. Ti manca qualcuno? sono arida ora
74. Chi vorresti abbracciare se, questo, fosse l’ultimo abbraccio che potresti dare? mamma
75. Credi nelle relazioni a distanza? fisica sì, emotiva no
76. Chi avresti desiderato incontrare prima nella tua vita? ogni cosa ha il suo momento
77. Torneresti indietro nel tempo se ne avessi la possibilità? forse sì, ma non irreversibilmente (modalità “botte piena e moglie ubriaca” attiva). 
78. 3 cose che ti piacciono particolarmente? Stare sveglia la notte, scrivere, fumare e bere il vino rosso (no, non sono quattro)
79. Qual è l’ultima canzone che hai ascoltato? una degli Opeth ma non ricordo quale
80. Qual è la cosa più importante che hai imparato nella vita? che è una fregatura
81. Qual è la tua regola principale? non ho regole principali
82. A cosa stai pensando ultimamente? a cosa farò da grande
83. Pensi tanto? troppo? 
84. Perdoni facilmente? sì
85. A quale domanda odi rispondere? le domande di chi poi non capisce le risposte
86. Descrivi la tua vita in cinque parole: bipolo, ossessione, parola, apatia, eccitazione
87. Pioggia o sole? pioggia 
88. Libri o film? non so scegliere 
89. Se dovessi cambiare una cosa di te, cosa cambieresti? la nascita
90. Vivi? Non lo so

C’è che ho iniziato questo nuovo capitolo.
In questa nuova città.
In questo nuovo contesto.

C’è che mi sono messa alla prova come mai prima.
C’è che sto facendo, finalmente, qualcosa per me.
Credo che l’ultima volta sia stata una lezione di danza che non sono riuscita a terminare.

C’è che sono imbattibile perché l’inquietudine è, ormai, mia amica.

C’è gente intorno, gente nuova e colorata.
C’è gente con sguardo curioso, gente che indaga.
C’è gente che vuole sapere e che, non riuscendo, trae le conclusioni dall’ermetismo altrui.
Il mio, per esempio.

Tutti vogliono sapere la tua storia, specialmente se percepiscono che non hai la benché minima intenzione di raccontargliela.
Io non ho intenzione di raccontargliela perché la mia vita è stata molto interessante solo dentro di me.
Ho viaggiato sicuramente più dentro la mia testa che fuori dal mio corpo, ho ballato più dentro il mio cervello che in sala di danza, ho amato sicuramente più dentro il mio stomaco che negli abbracci, ho studiato più dentro i miei pensieri che sui libri.

Ecco perché non ho voglia di raccontare la mia storia, perché è una storia che non esiste… pochi fatti e neanche me li ricordo.
Come non ricordo mai la trama di un film, neanche se mi è piaciuta tantissimo. Come non ricordo quella di un libro, anche se posso dire che sia il mio preferito.
Come non mi ricordo più la faccia delle persone che più mi hanno amata e che più ho amato, anche se mi hanno amata e io le ho amate.
Così come non mi ricordo più il nome delle vie di Londra che ho percorso per sei mesi, neanche di quelle percorse tutti i giorni.

Quando io dico che mi ricordo tutto, mi riferisco più alle sensazioni.
Mi riferisco all’angoscia che ho provato con Leonard Shelby, all’amore che mi ha fatto sentire Poe quando leggevo della sua donna, di quanto fosse ruvida una barba o freddo un naso mentre ricevevo un bacio. Di quanto fosse intenso il profumo di bucato fresco sulla sciarpa di un’amica.
Di quanto fosse rarefatta l’aria del mattino fuori da quella che è stata la mia casa a Queensway o di quanto fosse orientale quella delle strade nell’Est di Londra.

Non gliela dico la mia storia, infatti. Perché non mi ricordo.
Potrei dirgli che sono stata una neonata molto tranquilla (almeno così dicevano), una bambina molto silenziosa, inquieta e solitaria, una adolescente irresponsabile, ribelle e dissennata, troppo inquieta e solitaria. Potrei dire loro che ho rimosso gli anni che vanno dai diciotto ai ventuno, perché è più facile così. Potrei dire che a quel tempo, l’unica cosa che ho fatto è costruirmi ad arte un campo minato intorno e che quando ho provato a uscirne, ad ogni passo mi dilaniavo sempre di più. 
Potrei dire che, comunque, alla fine ce l’ho fatta.
Che, da quel momento in poi, imperava l’esigenza di conoscermi di nuovo. Di recuperare la tranquillità della me neonata; l’inquietudine, il silenzio e la solitudine della me bambina; l’irresponsabilità, la ribellione e la dissennatezza di me adolescente e di salvare, da quegli anni in cui non ero me, l’esperienza.
L’esperienza di non essere me, che mi sono ripromessa di non ripetere mai, in nessun caso perché meglio persino morire che tornare ad essere non-me.

Ecco, quando gli altri mi chiedono cos’ho fatto prima di arrivare “qui” (e questo accade dalle 3 alle 15 volte al giorno) io non c’ho voglia di raccontare della neonata tranquilla e della bambina inquieta e di quelle che sono venute dopo (e poi, insomma, a chi fregherebbe?). Io so che la maggior parte vuole sapere se sono laureata, se sono fidanzata, da dove vengo, che cosa voglio fare nella vita… cosa cazzo gliene frega della me bambina? Un cazzo.

Il protocollo è sempre quello: la prima maschera pare servire per quasi tutti. 
Qualcuno prova a guardarci sotto e non c’è problema: ce n’è una seconda. 
Sono allenata! Cosa vuoi che ti succeda, Daniela, suvvia?

Poi c’è chi riesce ad andare più giù e lo fa con delicatezza.

- Voglio sapere la tua storia;
- La mia storia è noiosa…
- Sei una storyteller, prova a raccontarmela rendendola meno noiosa.

E, quindi, prendi il “c’era una volta” e cominci.

Credo sia bellissimo poter raccontare. È una bel modo di condividere una storia e da quel momento, una cosa che sapevi solo tu, la sapete in due. Anzi, a volte, mentre racconto delle cose mi rendo conto che io non le sapevo, fino a quel momento. Magari le sapevo, sì, ma non sapevo di saperle. Doverle esteriorizzare, mi fa scoprire che erano lì, in qualche angolo e aspettavano che illuminassi quell’antro con la torcia della mia considerazione, rievocandone sensazioni ed emozioni, ricordi e caratteristiche.

Poi, a voce non sono molto brava perché un po’ mi contengo.
A me fa sempre un po’ paura la reazione degli altri, ai racconti.
Ho paura quando la gente si commuove, perché generalmente faccio fatica a sopportare le lacrime altrui, specialmente se le ho indotte io. 
Specialmente se racconto cose per cui il mio tono si abbassa, diventando calmo, l’incedere lento, il ritmo costante e la mia voce soporifera.

Quindi mi contengo.
Non sempre, però. A volte riesco a dire quello che voglio dire… senza filtro.
Altre volte non ci riesco e, siccome non mi piace dire bugie, allora mi viene da sorvolare. Non così, come il volo di una gallina… faccio proprio i voli pindarici. Salto pezzi e questo non fa che suscitare più curiosità e io dovrei saperlo ma ogni volta, non so mai evitarlo. Allora inizio a parlare per metafore. Tipo: “sai come quella favola che il vecchio e il ragazzo giravano per la città con un asino e qualsiasi formazione assumessero (il vecchio a piedi e il giovane sull’asino, il vecchio sull’asino e il giovane a piedi, il vecchio e il giovane sull’asino, l’asino legato a un palo e portato a spalla dai due) qualcuno aveva sempre da lamentarsi e da additare come egoista o a vittimizzare a turno l’uno o l’altro? Ecco, così era come mi sono sentita quella volta”.
Oppure: “Sai come quando hai una cena importante che devi preparare per i tuoi ospiti e tu non sei per niente brava a cucinare, no? Allora che fai? Pensi alle ricette, cercando qualcosa di originale ma che sia semplice per poter assecondare i gusti di tutti, poi vai a comprare gli ingredienti scegliendo solo i migliori, segui la ricetta scrupolosamente. Non fai neanche una sbavatura e tutto viene perfetto. Solo che, poi, gli ospiti non vengono. Puoi immaginare come ti sentiresti, no? Tanta cura e dedizione per degli ospiti che neanche arrivano… Tante volte ho provato queste sensazioni”.

Preferisco scrivere.
E mi piace guardare le persone negli occhi mentre leggono quello che scrivo.
Mi piace sentire la loro voce che scandisce le parole, con un accento diverso da quello mio, un siciliano ora timido, ora marcato e sfrontato.
Delle persone che leggono quello che scrivo, mi piace quando finiscono di leggere. Mi piace quel silenzio che segue dopo il punto che non si dice, quello che segue l’ultima parola.
In quel tacere c’è un po’ tutto.

E quando dicono che di scrittura non si può vivere, sono sicura che non considerino tutto questo.

Early morning wild already
under cold rain feeling bloody
peace just arrived getting me blue
dropping down the eyelashes and feeling of you
and the black down here is swallowing bad things
as if it was more than a hole
setting me twin
with myself 
and what’s mine belongs to you
and well might be not fully true
but’s yours
so keep it
it’s a gift anyway
like a warm still beating heart on a tray.

Ecco cosa esce al mattino, ad addormentarsi con “Bloodflowers” in cuffia. Good morning! ☺️
#fakepoetry  (at The Last Day Of Summer - The Cure 🎶)

Early morning wild already
under cold rain feeling bloody
peace just arrived getting me blue
dropping down the eyelashes and feeling of you
and the black down here is swallowing bad things
as if it was more than a hole
setting me twin
with myself
and what’s mine belongs to you
and well might be not fully true
but’s yours
so keep it
it’s a gift anyway
like a warm still beating heart on a tray.

Ecco cosa esce al mattino, ad addormentarsi con “Bloodflowers” in cuffia. Good morning! ☺️
#fakepoetry (at The Last Day Of Summer - The Cure 🎶)