Sono una kamikaze emozionale. Sempre stata così. Non mi sono mai risparmiata un’emozione. Qualche volta ho evitato di esternarle, per paura.
Come se avessi timore di mostrarmi troppo vulnerabile.

Adesso non ho più paura di mostrarmi senza difese, anzi! So che è la mia parte migliore. Forse l’unica cosa bella che ho.

Solo che qualche volta lo faccio ancora.
Evitare di mostrare le mie emozioni, intendo.

Ho imparato che ci sono dei momenti che non meritano.

Westfield, non ti temo…

Che io non sia mai stata follemente appassionata di moda, ormai, è noto ai più. Non mi interessa la moda in quanto “trend stagionale di forme e colori deciso a tavolino” perché mi è rivoltante l’idea che ad ogni stagione si debba cambiare stile solo perché questo è l’anno del western e questo delle pin-up e quest’altro del punk.

Detto questo, sono nel centro commerciale più grande d’Europa e ho realizzato che non mi serve niente.

Voglio essere retorica. E dico che non c’è niente che io voglia comprare perché non sono bramosa di possedere niente, in questo momento della mia vita. Vorrei soltanto avere emozioni profonde, qualcosa che mi facesse sentire viva e tutto questo non lo puoi comprare. Neanche a Westfield.

Intanto un settenne spagnolo incontrato sul bus con la mamma che lo rimproverava perché mi toccava i capelli, mi ha detto che vuole sposarmi perché sono bellissima e io gli ho detto che non vede bene ma che lo ringraziavo. E lui ha risposto: “No me sirven los ojos para ver la belleza” inquietandomi non poco.

Non gliel’ho detto che avrà una vita difficile.
Ma lo so.

Ci scopriremo nel tempo per poi coprirci con cura e costruiremo sbagliando e forse non avrò paura. E regalandoci vita, scambiando sangue e opinioni…

Credo in noi come se fossimo di un’altra generazione. Quella del bene sopra la ragione, di quelle che aspetto anche tutta la vita per vederti tornare.

Zibba - Senza di te
In senso stretto è un concetto effimero: non è altro che un’idea che cambia di epoca in epoca, di cultura in cultura, di contesto in contesto, di persona in persona e di periodo in periodo all’interno della mente dello stesso individuo…
Sostanzialmente è quella cosa che ti fa credere che esista un’eccezione alla regola. Laddove la regola è l’intolleranza della gente, la ripugnanza che provi dopo aver avuto contatto con certi individui e l’eccezione è lei.
Lei, che ti toglie un po’ di disillusione.
Lei, che ti fa credere che valga la pena credere.
Lui, che ti evoca appartenenza senza angoscia, protezione senza soffocamento.
Lui, che il resto del mondo si può pure polverizzare.
 (at Lonely As You - Foo Fighters 🎶)

In senso stretto è un concetto effimero: non è altro che un’idea che cambia di epoca in epoca, di cultura in cultura, di contesto in contesto, di persona in persona e di periodo in periodo all’interno della mente dello stesso individuo…
Sostanzialmente è quella cosa che ti fa credere che esista un’eccezione alla regola. Laddove la regola è l’intolleranza della gente, la ripugnanza che provi dopo aver avuto contatto con certi individui e l’eccezione è lei.
Lei, che ti toglie un po’ di disillusione.
Lei, che ti fa credere che valga la pena credere.
Lui, che ti evoca appartenenza senza angoscia, protezione senza soffocamento.
Lui, che il resto del mondo si può pure polverizzare.
(at Lonely As You - Foo Fighters 🎶)

Non riusciva neppure a pensare. È come se ci fosse stato un interruttore dentro il suo cervello e qualcuno lo avesse spento e, adesso, al buio non era così semplice trovare il tasto per riattivare tutto. Si può andare a tentoni, allungare la mano e tastare il muro per cercare di trovare il pulsante ma, se invano, questa ricerca alla lunga è estenuante e produttiva solo della voglia di rinunciarvi. Soprattutto per una persona rinunciataria come lui. 
Non sembrava di certo un tipo arrendevole… Non agli altri, per lo meno.
Il suo corpo atletico, il suo sguardo furbo ed espressivo, la disinvoltura nei movimenti e il sorriso disarmante che ammaliava le donne e le faceva cadere ai suoi piedi avevano sempre ingannato tutti: maschere.
Strati di cerone sedimentati negli anni, come se fosse state un clown che non si strucca mai a fine spettacolo e accumula uno strato di fondotinta bianco al giorno, finché i suoi lineamenti non scompaiono. E la pelle soffoca. 
Questo lo aveva reso forte agli occhi della gente. La gente non è mai capace, collettivamente, di andare oltre.
Lui aveva imparato a divincolarsi da quei rapporti che lo mettevano troppo a nudo, aveva imparato a proteggersi da chi lo faceva sentire indifeso e viveva così, a metà: un sé dimenticato quasi del tutto per il troppo impegno profuso nel nasconderlo, misto ad una sagoma a forma d’uomo, costruita a tavolino per vivere sereno in mezzo alla moltitudine.
Di notti come quella ne aveva vissute a bizzeffe. Era sempre stato un notturno, uno di quelli che vanno a dormire tardissimo solo per il gusto di farlo, pur sapendo che il giorno dopo anche tirare un piede dietro l’altro diventerà una fatica estrema.
A lui piaceva, però… Sarà che era un masochista, di fondo. Invece di odiarla e combatterla, lui l’insonnia l’amava. Non tanto perché sapeva perfettamente che, nella battaglia contro di essa. Un uomo non può che perdere sempre, quanto perché la notte lo faceva sentire a proprio agio: buio, silenzio, via le maschere. 
Quello che faceva la notte rimaneva un segreto suo e della sua grande camera da letto nella sua piccola casa.

#stpauls #millenniumbridge #london  (at An Ode To No One - Smashing Pumpkins 🎶)

Non riusciva neppure a pensare. È come se ci fosse stato un interruttore dentro il suo cervello e qualcuno lo avesse spento e, adesso, al buio non era così semplice trovare il tasto per riattivare tutto. Si può andare a tentoni, allungare la mano e tastare il muro per cercare di trovare il pulsante ma, se invano, questa ricerca alla lunga è estenuante e produttiva solo della voglia di rinunciarvi. Soprattutto per una persona rinunciataria come lui.
Non sembrava di certo un tipo arrendevole… Non agli altri, per lo meno.
Il suo corpo atletico, il suo sguardo furbo ed espressivo, la disinvoltura nei movimenti e il sorriso disarmante che ammaliava le donne e le faceva cadere ai suoi piedi avevano sempre ingannato tutti: maschere.
Strati di cerone sedimentati negli anni, come se fosse state un clown che non si strucca mai a fine spettacolo e accumula uno strato di fondotinta bianco al giorno, finché i suoi lineamenti non scompaiono. E la pelle soffoca.
Questo lo aveva reso forte agli occhi della gente. La gente non è mai capace, collettivamente, di andare oltre.
Lui aveva imparato a divincolarsi da quei rapporti che lo mettevano troppo a nudo, aveva imparato a proteggersi da chi lo faceva sentire indifeso e viveva così, a metà: un sé dimenticato quasi del tutto per il troppo impegno profuso nel nasconderlo, misto ad una sagoma a forma d’uomo, costruita a tavolino per vivere sereno in mezzo alla moltitudine.
Di notti come quella ne aveva vissute a bizzeffe. Era sempre stato un notturno, uno di quelli che vanno a dormire tardissimo solo per il gusto di farlo, pur sapendo che il giorno dopo anche tirare un piede dietro l’altro diventerà una fatica estrema.
A lui piaceva, però… Sarà che era un masochista, di fondo. Invece di odiarla e combatterla, lui l’insonnia l’amava. Non tanto perché sapeva perfettamente che, nella battaglia contro di essa. Un uomo non può che perdere sempre, quanto perché la notte lo faceva sentire a proprio agio: buio, silenzio, via le maschere.
Quello che faceva la notte rimaneva un segreto suo e della sua grande camera da letto nella sua piccola casa.

#stpauls #millenniumbridge #london (at An Ode To No One - Smashing Pumpkins 🎶)

Non sono una di quelle persone che vogliono dimenticare coloro il cui ricordo fa soffrire perché ci hanno fatto male o perché li abbiamo persi. Sono una che vuole ricordare tutto e che, purtroppo, ce la fa.
Anche quando penso di aver dimenticati alcuni dettagli, alcune emozioni, alcune situazioni, quando meno me l’aspetto si rifanno vive con una violenza devastante che, nel momento in cui sopraggiunge l’immagine, non mi lascia neanche la forza per respirare.
Quel caffè si era ormai raffreddato, con il cucchiaino nella tazzina e la mia mano che lo agitava in senso antiorario sempre più lentamente, fino a fermarsi. Lo sguardo perso nel vuoto…
Quella mattina mi ero svegliata più stanca di quanto non lo fossi la sera precedente. Avevo bevuto troppo e il mal di testa si era affacciato alla finestra delle mie percezioni ancora prima che prendessi del tutto contatto con la realtà. Con lo stomaco contorto e la sensazione di aver masticato del cemento, ero uscita di casa per prendere una boccata d’aria. Per fumare una sigaretta, a dire il vero. Tutti i propositi di quella giornata erano andati a farsi benedire, come ogni volta che succedeva qualcosa che mi turbava perché io, Regina della Procrastinazione, prendevo sempre la palla al balzo in occasioni come questa in cui avevo la possibilità di rimandare cose che non volevo fare, usando come scusa i terremoti esistenziali che mi derivano dai sogni.
Il posto in cui andavo, in questi casi, era sempre lo stesso. Ne avevo uno anche giù a casa, in Sicilia ed è stato uno dei miei primi obiettivi trovarne uno anche qui a Londra. Non posso stare senza un posto speciale, un posto in cui mi sento fuori dal mondo e dentro me stessa.
Così, mi ero distesa sotto l’albero gigante a guardare il cielo stranamente tutto azzurro, avevo preso un respiro profondo. La testa girava…

(da Pelle Itinerante, Io) (at Sur Le Fil - Yann Tiersen 🎶)

Non sono una di quelle persone che vogliono dimenticare coloro il cui ricordo fa soffrire perché ci hanno fatto male o perché li abbiamo persi. Sono una che vuole ricordare tutto e che, purtroppo, ce la fa.
Anche quando penso di aver dimenticati alcuni dettagli, alcune emozioni, alcune situazioni, quando meno me l’aspetto si rifanno vive con una violenza devastante che, nel momento in cui sopraggiunge l’immagine, non mi lascia neanche la forza per respirare.
Quel caffè si era ormai raffreddato, con il cucchiaino nella tazzina e la mia mano che lo agitava in senso antiorario sempre più lentamente, fino a fermarsi. Lo sguardo perso nel vuoto…
Quella mattina mi ero svegliata più stanca di quanto non lo fossi la sera precedente. Avevo bevuto troppo e il mal di testa si era affacciato alla finestra delle mie percezioni ancora prima che prendessi del tutto contatto con la realtà. Con lo stomaco contorto e la sensazione di aver masticato del cemento, ero uscita di casa per prendere una boccata d’aria. Per fumare una sigaretta, a dire il vero. Tutti i propositi di quella giornata erano andati a farsi benedire, come ogni volta che succedeva qualcosa che mi turbava perché io, Regina della Procrastinazione, prendevo sempre la palla al balzo in occasioni come questa in cui avevo la possibilità di rimandare cose che non volevo fare, usando come scusa i terremoti esistenziali che mi derivano dai sogni.
Il posto in cui andavo, in questi casi, era sempre lo stesso. Ne avevo uno anche giù a casa, in Sicilia ed è stato uno dei miei primi obiettivi trovarne uno anche qui a Londra. Non posso stare senza un posto speciale, un posto in cui mi sento fuori dal mondo e dentro me stessa.
Così, mi ero distesa sotto l’albero gigante a guardare il cielo stranamente tutto azzurro, avevo preso un respiro profondo. La testa girava…

(da Pelle Itinerante, Io) (at Sur Le Fil - Yann Tiersen 🎶)